giovedì, luglio 17, 2003

IL PESCE GRANDE E LA LEGGE GASPARRI

Chi è avvantaggiato dal riassetto televisivo

di GIOVANNI SARTORI

Il nostro capo del governo ha finalmente ammesso, all’estero, che, sì, la sua maggioranza ha varato tre leggi pro domo sua , fatte su misura per lui: la legge sulle rogatorie internazionali (intesa a ostacolarle), la legge Cirami (intesa a facilitare lo spostamento dei processi) e ora il cosiddetto lodo Maccanico-Schifani (che gli assicura, in sostanza, una immunità a vita). Ma temo che l’elenco sia incompleto. Anche la legge sul falso in bilancio - derubricato a infrazione meramente amministrativa - fa più comodo a lui che a qualsiasi altro frodatore del fisco. E poi sono in dirittura di arrivo la legge Gasparri sul riassetto televisivo e, dulcis in fundo , la legge Frattini sul conflitto di interessi. Berlusconi si è difeso, nell’ammettere i tre peccatucci «interessati» da lui ammessi, facendo presente che la sua maggioranza ha anche varato un 250 leggi «disinteressate». Tre o anche sei contro 250 fa quantomeno patta, no? Secondo me, no. Perché la legge Gasparri basta da sola a riportare Berlusconi in vantaggio. Per non parlare della micidiale legge Frattini, della quale parlerò non appena verrà rimessa in pista.
Tutti convengono che l’universo dei media debba essere sistemato da una «legge di sistema» (si dice così, io ripeto). Deve essere sistemato a tergo, e cioè rispetto alle leggi tampone Mammì (del 1990) e Maccanico (del 1997), e anche alle sentenze della Corte Costituzionale, che tra l’altro impongono a Mediaset di trasferire Retequattro (che dal luglio 1999 opera, nella patria del diritto, senza regolare concessione) su satellite. E deve anche essere sistemato a futura memoria, perché la rivoluzione digitale è in arrivo e la dobbiamo fronteggiare.
Dunque, legge di sistema sì. Ma tutti i salmi finiscono in gloria. Il che vuol dire che in Italia, oggi, tutti i salmi finiscono in casa Berlusconi. Difatti la legge Gasparri eccelle soprattutto nel sistemare gli interessi di Sua Emittenza, visto che gli regala tre cose: 1) gli salva Retequattro; 2) gli consente di aumentare la sua quota di pubblicità; 3) gli consente di invadere più che mai l’editoria e i giornali. Il marchingegno che avvia questa pioggia di benefici è di cambiare la base del calcolo. La legge Maccanico stabiliva un tetto del 30 per cento del mercato per ciascun operatore. La Gasparri fa scendere a 20 per cento questo tetto, ma (ecco il trucco) amplia a dismisura il paniere delle risorse che lo vanno a determinare. Per illustrare, il 30% di cento, è trenta; ma il 20% di duecento, è quaranta. Così Berlusconi si tiene tutto e può crescere in quota pubblicità strozzando sempre più la concorrenza.
Non basta. La legge Mammì frenava la «convergenza multimediale» vietando a chi possedeva tre reti tv di possedere quotidiani. Con la Gasparri questo divieto andrà a cadere. Così Berlusconi potrà comprare i suoi concorrenti, cioè almeno un grande gruppo editoriale. Si risponde che è anche consentito agli altri di comprare lui. Ridiamo tutti assieme. Io ho sempre saputo che è il pesce più grande che mangia i pesci più piccoli. Fininvest-Mediaset capitalizza (all’ingrosso) 10 miliardi di euro. Gli altri messi assieme arrivano a poco più di 3 miliardi; non potrebbero certo mangiare Berlusconi.
Se la Gasparri passerà - è in preventivo per la prossima settimana -, andrà di bene in meglio per Sua Emittenza, e di male in peggio per la libertà di sapere e di dire.

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